Appello di Energia Felice al governo Letta

Mario Agostinelli e il movimento Energia Felice stanno raccogliendo le firme per presentare una petizione al governo in merito alla SEN (Strategia Energetica Nazionale). Mi sembra ben strutturata e l’ho firmata. I punti principali sono: “Chiediamo quindi che il Governo Letta non dia corso a questa SEN e che invece vari una strategia energetica di transizione, che in sintonia con le scelte europee, sostenga:
• alt al carbone e alle trivellazioni per il petrolio,
• no alla proliferazione di rigassificatori e depositi del gas,
• un piano per la ricerca, a partire da quella pubblica, nei settori energetici più avanzati,
• un piano industriale realistico per l’attuazione dei tre 20% e degli obiettivi della road map UE al 2030 in raccordo con i Piani energetici di cui, almeno alcune Regioni si sono già da tempo dotate e con una capacità di coordinamento dei PAES comunali”.
Sarebbe importante avere anche il vostro consenso

qui trovate il testo completo

questo, invece, è l’elenco dei primi firmatari

GreenPeace: Enel e la rete frenano il fotovoltaico

Abbiamo intervistato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di GreenPeace che ha denunciato Enel come Killer del clima.

Come giudicate la situazione delle rinnovabili in Italia?

 “Una situazione con molte potenzialità. Un settore con la capacità di attrarre investimenti, ma in continua sofferenza perché minato da interventi normativi che ne cambiano continuamente le regole, rendendo difficile sviluppare dei business plan e capire su che cosa si debba investire”.

Il Quinto Conto Energia, atteso a giorni, migliorerà la sitazione?

“Il quinto conto rappresenta l’ennesimo capitolo di uno stillicidio. Ci sono diverse cose che il legislatore sembra essersi dimenticato. Sono stati inseriti nuovi passaggi burocratici  che vanno nella direzione contraria rispetto a quella auspicabile, Sono praticamente stati eliminati gli incentivi collegati alla rimozione dell’amianto, perdendo una grande opportunità di risanamento e, se si fanno i conti correttamente, non vengono messi a disposizione della crescita del settore i fondi necessari per raggiungere gli obiettivi che il governo stesso ha dichiarato”.

Voi su cosa avreste puntato?

“La ricetta energetica di GreenPeace si basa su tre pilastri: rinnovabili, efficienza energetica e rete adeguata. La rete distributiva è stata pensata per la trasmissione di enormi quantitativi di elettricità prodotti da grandi impianti. Oggi dobbiamo pensare a una rete in grado di supportare l’immissione di quantitativi variabili e intermittenti da parte di una rete diffusa”.

Come mai secondo voi Enel, pur avendo una divisione dedicata alle energie alternative, sta puntando sul carbone?

“Esiste una guerra intestina all’azienda tra Enel Green Power e Enel produzione. Nel portafoglio Enel l’unica vera fonte verde è rappresentata da un parco idroelettrico molto vecchio, ereditato da una condizione di precedente monopolio, per il quale non possono assumersi alcun merito. Gli investimenti su eolico e fotovoltaico, invece, sono risibili e prossimi allo zero rispetto alla produzione dell’azienda”.

Sembrerebbe una scelta illogica e forse perfino antieconomica…

“C’è un problema di miopia, del resto stiamo parlando di un’azienda che voleva realizzare centrali nucleari in Italia puntando su una tecnologia che si sta rivelando fallimentare in Francia e in Finlandia, gli unici due paesi dove si stanno realizzando questo tipo di centrali con enormi problemi che causano rallentamenti e crescita esponenziale del budget necessario. Un quadro che sfiora il paradosso. Le fonti rinnovabili per Enel sono esclusivamente un fattore di greenwashing”.

L’intervista audio completa sul nuovo canale youtube cliccando su questo link: http://www.youtube.com/user/EnelBlackPower?feature=mhee

ENEL BLACK POWER, chi tocca muore!

Sto realizzando un’inchiesta per scoprire chi in Italia vuole fermare la corsa alle energie rinnovabili. Cercherò di capire chi ha “dettato” gli articoli chiave del Quinto Conto Energia e i motivi di una scelta in netto contrasto con la volontà popolare. Il referendum del 2011, che dovrebbe aver scongiurato la corsa nucleare (il condizionale è d’obbligo, ricordate il finanziamento pubblico ai partiti), è stato soprattutto un chiaro segnale di scelta in favore delle energie pulite e rinnovabili.
Ai poteri forti, però, non interessano le nostre opinioni. Tentano di farci credere che il costo di un piano energetico ecosostenibile sarebbe troppo alto per le tasche dei cittadini e, contemporaneamente, indossano la maschera dei paladini della green energy. Un gioco di ruoli nel quale le stesse persone scrivono le regole che vogliono applicare. Sempre in difesa di monopoli e posizioni dominanti difficili da scalfire, con buona pace del libero mercato e della concorrenza.
Basta analizzare alcuni dati oggettivi per scoprire che Enel Green Power rappresenta soltanto la faccia pulita di un’azienda che vuole fare utili giocando sporco sfruttando il caro vecchio carbone. Se dovessimo chiamare le cose come stanno, la denominazione corretta sarebbe ENEL BLACK POWER, chi tocca muore! Un avvertimento ancora in bella evidenza su molti tralicci dell’alta tensione.

Andrea Fontana

Il libro è quasi terminato (stanno correggendo le bozze), come potete immaginare non sarà semplice divulgare questo testo, ma sono convinto che il tema sia di interesse generale e sarei orgoglioso di poter contare sul sostegno degli operatori del settore rinnovabili. Per questo vi chiedo di aiutarmi a diffonderlo, acquistandone alcune copie da regalare a clienti, potenziali clienti e a chiunque riteniate possa essere interessato.

Formato: 12,5×19 cm
Interni: carta usomano 90 gr stampa 1 colore
Copertina: cartoncino 300 gr stampa 4 colori + plastificazione opaca
140 pagine
prezzo di copertina 9,90 euro

Listino riservato
100 copie 600,00 euro
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Quorum raggiunto, nucleare addio

I primi dati parlano di una partecipazione popolare tra il 54 e il 57%. I Referendum, per la prima volta da sedici anni, hanno superato il quorum. Un risultato straordinario che ribadisce il netto no dell’opinione pubblica all’energia nucleare. Finalmente una buona notizia!