Fermiamo la banda del nucleare

Sono già oltre 27mila le firme raccolte da Greenpeace per chiedere al governo di non ostacolare il referendum di giugno e di rivedere in tempi rapidi il decreto “ammazza rinnovabili”.
Intanto Andrea Boraschi, rappresentante della sezione italiana dell’associazione ambientalista, ha commentato così l’ennesimo ritardo del ministro: “Il tempo è scaduto! Aver disatteso più volte i propri annunci è l’ennesima prova dell’incompetenza del governo”.
“Le energie rinnovabili sono un comparto strategico per il futuro del paese. A questo mondo produttivo, dopo il disastro del decreto Romani, si risponde con una sola misura: il ritardo. E lo si fa sapendo che ogni giorno in più d’indeterminatezza del quadro normativo è un giorno in più di paralisi per l’intero settore, di congelamento degli investimenti, di incertezza, cassa integrazione o licenziamento per i lavoratori.”
Questo il testo dell’appello che si può firmare direttamente online (firma anche tu):

Gentile ministro,
la tragedia di Fukushima costringe l’intero Paese, e la sua classe dirigente, a ripensare le strategie in materia di politica energetica per il futuro.
Il Suo governo ha sin qui espresso un orientamento favorevole all’avvio di un programma energetico nucleare; e ha, al contempo, varato un decreto che colpisce duramente la tenuta del settore delle fonti energetiche rinnovabili, mettendo a rischio 140.000 posti di lavoro e congelando 40 miliardi di euro di investimenti.

Le chiedo di operare affinché l’Esecutivo che Lei rappresenta non ostacoli la partecipazione dei cittadini italiani alla consultazione referendaria prevista per il 12 e 13 giugno prossimi; e affinché non impegni risorse ed energie in una campagna astensionista che, venendo da una fonte istituzionale, lederebbe severamente il diritto alla libera espressione democratica.

Le chiedo, altresì, di concludere quanto prima il tavolo tecnico avviato con le rappresentanze dei produttori di fonti energetiche rinnovabili e di produrre, così, un nuovo decreto che riveda in toto quanto stabilito con quello di recepimento della Direttiva 2009/28/CE.

In particolare Le chiedo di:
• prevedere un sistema di incentivi sul modello tedesco, quello che ha dato i migliori risultati
• cancellare i tetti annuali sia per la potenza da installare che per gli incentivi
• fissare obiettivi più ambiziosi al 2020, almeno 16 mila MW di eolico e 20 mila MW di solare

Ogni giorno in più di vuoto normativo sulle regole che governano il piano energetico del Paese è un giorno di crisi per quel comparto produttivo; e un passo in più verso la cassa integrazione o il licenziamento di decine di migliaia di lavoratori.

Distinti saluti

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