Di quale transizione stiamo parlando?

Claudio De Scalzi Ad di ENI

Carbone, petrolio e gas hanno impresso un’accelerazione senza precedenti allo sviluppo tecnologico, ma sono stati pagati a caro prezzo. Il loro sfruttamento da parte dell’uomo ha indotto tre importanti effetti negativi, intrecciati tra loro: ha accentuato le disparità di accesso all’energia, aumentando le disuguaglianze; ha incrementato l’emissione di gas serra nell’atmosfera, aggravando il riscaldamento globale, e, di conseguenza, ha causato un peggioramento della qualità dell’aria, con conseguenze epidemiologiche”. Lo ha scritto il nuovo ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani in una rubrica, Sapiens, il ritmo del progresso, che curava per Repubblica. (https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/02/16/news/il_ritmo_del_progresso_una_specie_affamata_di_energia-287819377/)

Sembra incredibile, ma anche se tutti sanno che per risolvere il problema occorre tenere sotto terra i combustibili fossili, e tutti i leader si sperticano in commoventi dichiarazioni sul futuro dell’umanità, i medesimi leader continuano a concedere generosi sussidi per l’estrazione e il consumo di petrolio, carbone e gas, utilizzando addirittura 250 meccanismi di agevolazione. Non fa eccezione l’Italia, che negli ultimi anni ha drasticamente tagliato i sussidi all’energia pulita, ma che secondo un rapporto di Legambiente, pubblicato nel dicembre 2020, eroga complessivamente 35,7 miliardi di euro (21,8 miliardi sotto forma diretta e circa 13,8 miliardi in forma indiretta) di aiuti al comparto delle energie fossili. (https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/stop-sussidi-legambiente-presenta-il-suo-rapporto-ecco-i-dati/)

Alcuni di questi sussidi sono stati addirittura introdotti nel 2020, come il capacity market, che prevede 20 anni di generosissimi incentivi per nuove centrali a gas, giustificati da ragioni di sicurezza del sistema; quando per la flessibilità e la sicurezza del sistema esistono alternative più economiche, efficienti e con ridotte o zero emissioni di gas serra.

Legambiente mette in evidenza chiaramente il paradosso:

I sussidi alle fonti fossili, come sottolineato da Fatih Birol, capo economista dell’International Energy Agency, è che sono oggi il principale ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili e di interventi di efficienza energetica che sarebbero competitivi in ogni parte del mondo, ma che invece vedono privilegiare con carbone, gas e petrolio, resi artificialmente economici dagli aiuti pubblici”.

Così non stupisce che ENI, forte di una politica aziendale in grado di imporre ai governi le proprie scelte, abbia presentato il 19 febbraio scorso un piano industriale, che contempla un aumento della produzione di idrocarburi, anche se sposterà il peso sul gas. L’insistenza sui fossili viene spacciata per un trend salutare. Infatti, afferma l’Ad Claudio De Scalzi: “il metano costituirà un importante sostegno alle fonti intermittenti nell’ambito della transizione energetica”. (https://www.qualenergia.it/articoli/eni-punta-emissioni-zero-2050/).
Insomma una decarbonizzazione a metano!

 

La metanizzazione degli ultimi decenni rappresenta una componente importante del global warming, a causa del preoccupante aumento della concentrazione in atmosfera di CH4 , dovuto alle perdite per estrazione, distribuzione e usi finali. Gli ultimi studi, infatti, attribuiscono al metano una responsabilità nel produrre l’effetto serra circa 10 volte maggiore di quella della CO2.

Dov’è finito il discorso di Draghi in Parlamento? Si chiede Mario Agostinelli nel blog che cura per il Fatto Quotidiano. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/24/abbiamo-trentanni-per-diventare-carbon-neutral-ma-senza-trucchi/6110632/)

Me lo domando anch’io. 

 

Greenwashing, non facciamoci prendere in giro!

Il direttore di ItaliaNotizie24 mi ha chiesto di curare una rubrica settimanale su ambiente, energia, mobilità sostenibile e tutto ciò che ruota intorno alla transizione ecologica. Mi ha lasciato carta bianca, quindi ho accettato.

Greenwashing, non facciamoci prendere in giro!

Dichiarazioni programmatiche governo Draghi

Senato della Repubblica, 17/02/2021 – Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, rende le comunicazioni sulle dichiarazioni programmatiche del Governo.

Un discorso condivisibile con una scelta di campo netta e definitiva a favore dell’Europa e dell’Euro. Da non cattolico, mi piace che nel programma di governo Draghi abbia citato papa Francesco e messo l’accento su un aspetto da molti taciuto: “Il riscaldamento del pianeta ha effetti diretti sulle nostre vite e sulla nostra salute, dall’inquinamento, alla fragilità idrogeologica, all’innalzamento del livello dei mari che potrebbe rendere ampie zone di alcune città litoranee non più abitabili. Lo spazio che alcune megalopoli hanno sottratto alla natura potrebbe essere stata una delle cause della trasmissione del virus dagli animali all’uomo. Come ha detto papa Francesco, le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”.

Apprezzo anche il riferimento al turismo (che considero la più grande, se non l’unica, risorsa economica a nostra disposizione) e questo passaggio: “Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente”.

Condivido anche la visione (che spero potrà tradursi in strategia) illuminata verso un diverso approccio sanitario: accelerazione dei vaccini ma anche e soprattutto cure domiciliari e assistenza medica fattiva territoriale.

Le intenzioni sulla carta sono condivisibili. “Nelle prossime settimane rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G”.

Quello che mi preoccupa è l’aver scelto come ministro della transizione energetica qualcuno che fino all’altro ieri sosteneva che il gas rappresenti il male minore.

Se il riferimento alle attività economiche che dovranno cambiare radicalmente è rivolto soprattutto a ENI &C, bene, altrimenti avremo sprecato l’ennesima buona occasione.

Il testo completo dell’intervento lo trovate qui

Transizione energetica

Finalmente, forse, si avvierà quella transizione energetica che da oltre dieci anni sembra supportata da molte parole, troppi convegni e pochi fatti concreti. Ieri, 11 febbraio 2021, i metalmeccanici di Civitavecchia (sì perfino i metalmeccanici, probabilmente gli ultimi a rendersi conto che un cambio di passo non è più rimandabile) hanno scioperato davanti alle ciminiere della Centrale di Torrevaldaliga, per chiedere salute, lavoro e la transizione dal carbone alle rinnovabili. Purtroppo nelle stesse ore il presidente di ENEL Italia, Carlo Tamburi, ha ribadito che la combustione del gas rappresenta la via nazionale alla sostenibilità. Lo ha sostenuto durante il convegno “L’economia di Francesco: l’energia, l’ambiente, la salute, l’agricoltura. Al servizio di un Paese migliore, più virtuoso e inclusivo”  è stato organizzato dalla regione Lazio. Qualcuno avverta Mario Draghi, che la transizione energetica non può passare dal gas e che il pontefice non ha mai affermato una baggianata simile, altrimenti gli annunci di incarichi ministeriali per una transizione ecologica finiranno in uno sbuffo di qualche turbina a vapore in più, se non in una alzata di spalle verso la Laudato Sì, come ha scritto Mario Agostinelli.

Il futuro del fotovoltaico in Europa

Interessante discussione su gruppo Linkedin “Efficienza Energetica e Fonti Energetiche Rinnovabili”, che conta quasi 50 mila membri, circa il futuro del fotovoltaico in Europa. Riporto il parere di Paolo Bianco, uno dei membri più attivi ed Energy Manager presso un’azienda USL della Romagna: “La competitività dell’utility scale (impianti da 20 MW in su) la fa la latitudine: in Cile con 2000 ore equivalenti l’anno si è in market parity, in Italia con 1200 ore/anno non si può certo pretendere lo stesso risultato. Peraltro oggi un impianto utility scale in italia costa su terra circa 900 k€/MWp, che rispetto a un PUN di 50 e una produzione a 1,2 fa 15 anni oneri finanziari esclusi. Se gli togli metà del BOS (un valore già relativamente ottimistico, direi), fa il 17% di sconto e PBT semplice a 12,5 anni, non certo esaltante. E ancora non abbiamo messo mano alla necessità degli accumuli, che con 40 GW di prospettiva sono senz’altro necessari, e giù costi ulteriori.

Per contro un impianto su tetto (non da 3 kWp, ovviamente, diciamo da 100 kWp), installato sopra un’utenza che l’energia la assorbe e non ha bisogno di accumulo, costa il 40% in più, ma poi rende 3 volte, grazie agli ods e fa bene anche a tutti gli altri (perché va giù il consumo e quindi escono dalla borsa gli impianti più costosi… per cui più FV si fa in casa propria e più cala il PUN per tutti).
 Perciò fino a che non calano drasticamente gli ods (altri 12 anni circa), l’utility scale non credo dovrebbe essere in cima ai nostri pensieri.
Tanto è vero che finora in Italia l’han fatto/annunciato in due, a Montalto di Castro (che ancora non si è capito cosa succede dopo i primi due anni di PPA), e nelle fasce di rispetto delle raffinerie Eni (per entrambi i casi ho il fondato sospetto venga considerato tra i costi di bonifica, il che rende evidentemente l’investimento sostenibile perché tanto quei soldi ti eri impegnato comunque a spenderli, un po’ come autostrade che ha fatto FV su pensilina in tutti gli autogrill, ed è riuscita a farli passare come investimenti sulla rete stradale, come se fossero stati nuovi viadotti e corsie…)”

Concordo con Paolo Bianco, più FV si fa in casa propria e più cala il PUN per tutti. Il nocciolo della questione è l’autoconsumo. I mega impianti dovrebbero diventare marginali e restano ancorati a una visione del sistema energetico antiquata. Oleodotti e gasdotti servivano perché non tutti hanno sotto il sedere petrolio e gas. Il Sole è più democratico: manda i suoi raggi a qualsiasi latitudine (pur in quantità, tempi e modi differenti). Soltanto una precisazione, le ore equivalenti in Sicilia sono oltre le 1500 l’anno, per cui le 1200 ore di cui parla Paolo possono essere considerate una media, visto che al Nord scendono a 900 (comunque superiori a quelle della Germania).