L’economia del Prozac

Consiglio a tutti l’editoriale di oggi, 23 gennaio, di Giovanni Sartori sul Corriere della sera. Questo il link: http://www.corriere.it/…/economia-prozac_9d211208-6524-11e2… e questa la lettera che ho inviato al corriere per commentarlo.

Sottoscrivo in toto. Purtroppo più che un paradiso per idioti, l’Italia sta diventando un inferno per idioti. Il nostro inguaribile ottimismo, o se preferisce l’innata arte di arrangiarsi, però, lascia qualche speranza.
Da qualche anno mi occupo di energie alternative, fotovoltaico in particolare. La transizione in atto verso un nuovo paradigma energetico fotografa bene gli errori e gli ostacoli che frenano lo sviluppo non soltanto in Italia. Le lobby dell’energia, grazie all’appoggio di politici conniventi, sono riuscite finora a far marciare con il freno a mano tirato l’unico settore che ha mostrato segni di vivacità negli ultimi anni. Non potrebbero fare altrimenti per difendere rendite di posizione che rischiano di essere spazzate via rapidamente dalla micro-generazione diffusa di energia. I signori che guadagnano mezzo milione di euro al giorno vendendo dalla Russia all’Italia il gas che Eni estrae in Kazakistan (solo per citare un piccolo caso portato alla luce da Milena Gabanelli), per esempio, non potrebbero più contare su una rendita scandalosa. Semplicemente perché non ci sarebbe più bisogno di gas.
La diffusione delle energie rinnovabili vere, risolverebbe in un sol colpo tre criticità, non soltanto italiane: ridurrebbe considerevolmente le emissioni di CO2, con grande vantaggio per l’ambiente; rilancerebbe l’economia grazie a un costo dell’energia minore perché la materia prima è gratuita e la generazione diffusa eviterebbe costi in infrastrutture faraoniche e inutili; nella peggiore delle ipotesi, infine, limiterebbe la corruzione a piccole forniture locali. Il politico corrotto di turno potrebbe far la cresta su piccoli importi, molto più facili da controllare.
Basterebbe un po’ di buon senso per uscire dalla crisi, senza ricorrere al Prozac e senza aspettare l’avvento su larga scala delle stampanti 3D, che pure mi affascina.
Ho pubblicato a mie spese, una piccola inchiesta giornalistica per raccontare lo stato dell’arte sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Si può acquistare soltanto via Internet, titolo: ENEL BLACK POWER Chi tocca muore! Ho segnalato tutte le balle che ci sono state raccontate sul peso in bolletta delle energie alternative e sui metodi scelti per frenare lo sviluppo del settore. Ho cercato, però, di evidenziare anche qualcosa di positivo. L’iniziativa avviata in Svizzera dai fondatori di Solar Impulse, l’aereo alimentato esclusivamente da energia solare, prima delle ultime elezioni federali per chiedere ai candidati di sottoscrivere una carta dell’energia, andrebbe riproposta subito anche da noi. In campagna elettorale questo tema cruciale viene completamente trascurato. Ne parlano soltanto Vendola, che però è alleato del PD, non esattamente un esempio nel sostegno alle fonti rinnovabili, e Grillo.
Mi sono imbattuto anche in un italiano che ha brevettato un sistema che potrebbe rivoluzionare gli standard di approvvigionamento energetico. Permette di riscaldare, condizionare e produrre acqua calda sanitaria, senza di combustioni, a costo zero o quasi. Si chiama Marino Piasentà. Non è uno scienziato, ma lo candiderei al Nobel. Soprattutto perché non vuole smettere di fare il tecnico frigorista, di occuparsi della “piccola economia delle piccole cose”. Prima di incontrarlo e osservare sul campo quanto ha realizzato, per me un frigorifero era un semplice elettrodomestico. Ora so che manca un passaggio anche alla sua ricostruzione delle rivoluzioni industriali: l’invenzione dei sistemi frigoriferi. «Nel 1905 gli scienziati avevano calcolato che sulla terra potessero vivere al massimo un miliardo e mezzo di persone – mi ha spiegato Marino, – perché la capacità di produrre cibo non avrebbe potuto sfamarne di più. Da questo concetto nascono il nazismo, il colonialismo e due guerre mondiali. Oggi, invece, siamo circa sette miliardi. Attenzione, gli scienziati dei primi del novecento non sostenevano una stupidata. Allora com’è possibile che si siano sbagliati così clamorosamente? Perché nel 1930 nasce un’invenzione che ha cambiato radicalmente le nostre vite, che consente di non buttare più via il cibo. Nascono i frigoriferi. Il sistema del freddo rappresenta un vero salto di qualità per l’umanità».
Ora, grazie a questo brevetto, il caro vecchio frigorifero potrebbe rappresentare la base di partenza per una rivoluzione energetica verde di grande portata. Non soltanto per l’Italia.
Andrea Fontana
Giornalista indipendente

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