Quella filiera che non si è mai sviluppata

La mail è arrivata questa mattina. Una community del web mi segnalava la seguente notizia.
Occhiello: È LA PRIMA VITTIMA DELLA GUERRA COMMERCIALE LANCIATA PROPRIO DA PECHINO
Titolo: Cosa insegna il fallimento di Suntech, colosso cinese del solare
Anche se manca il punto di domanda nel titolo e l’occhiello corretto sarebbe stato: è a vittima più illustre della guerra commerciale lanciata proprio da Pechino, l’articolo apparso su corriete.it non poteva lasciarmi indifferente. Non ho trovato le risposte che cercavo. Allora provo a proporre una chiave di lettura facile facile. Ogni volta che si parla di incentivi al fotovoltaico italiano molti sottolineano come il fiume di denaro (non pubblico) sia stato speso male perché non ha permesso lo sviluppo di una filiera nazionale come avvenuto, per esempio, in Germania. Ora, considerando che nella componentistica e negli inverter non siamo messi malissimo e che gli installatori non sono arrivati dall’estero (i soldi spesso sì), evidentemente si sta parlando di pannelli fotovoltaici. In questo campo tedeschi e cinesi sono imbattibili, mentre noi non siamo stati capaci di proporci sul mercato. Alla luce delle notizie degli ultimi mesi, mi viene da dire: meno male! Non soltanto Suntech è fallita o tecnicamente fallita come molte altre realtà cinesi, ma la stessa sorte è toccata anche a Q-Cell (tedeschi), Pramac (Svizzeri) e colossi come Bosh e Siemens (tedeschi) hanno abbandonato il settore con la coda tra le gambe e perdite gigantesche. Che gli imprenditori e i manager italiani siano più lungimiranti? Forse non siamo così scarsi come vorrebbero farci credere. Molte critiche agli incentivi concessi al fotovoltaico appaiono ancora più pretestuose…

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