Il papa sindacalista

Lo scorso 28 giugno Papa Bergoglio ha accolto i delegati del sindacato cattolico Cisl con un discorso particolarmente duro che messo in luce le pecche di una classe dirigente sempre più distante dal Paese reale. Da troppo tempo. Ho scelto questa notizia per inaugurare un nuovo progetto, Spirito libero, un angolo di approfondimento per quella che giudicherò la notizia principale della settimana e che, magari, non avrà avuto particolarmente rilievo sulle testate main stream.
Mi fa piacere condividere questa prima puntata, ancora con molte pecche, con voi e sarò grato per qualsiasi commento abbiate voglia di inviarmi.

In sostanza il pontefice accusa i sindacalisti di continuare a tutelare chi un lavoro ce l’ha e di non essersi accorto che le emergenze e le maggiori ingiustizie sono altrove. Li accusa anche di aver pensato più a se stessi che alla propria missione citando, non a caso, le “pensioni d’oro, altrettanto scandalose quanto quelle troppo povere“.
Per commentare una presa di posizione così netta ho voluto interpellare Mario Agostinelli, un ex militante del Movimento studentesco e del PCI, per molti anni delegato della CGIL in Lombardia ed eletto qualche anno fa nel consiglio regionale lombardo come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista. Insomma, quello che una volta avremmo definito un compagno.

La versione originale la trovate a questo indirizzo: https://provetecnicheditrasmissione.it/spirito-libero-puntata-papa-sindacalista/

Ecco la nuova Strategia Energetica Nazionale

12 giugno 2017 – Il Mise, ministero dello sviluppo economico, ha pubblicato il testo della nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale). La bozza sarà in consultazione per un mese e potranno essere inviate segnalazioni e proposte prima della stesura finale.
Il documento integrale potete scaricarlo direttamente da questo link.

Qui, invece, si possono lasciare i propri commenti.

Questo il testo introduttivo a firma dei ministri Calenda e Galletti:
Aumentare la competitività del Paese allineando i prezzi energetici a quelli europei, migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento e della fornitura, decarbonizzare il sistema energetico in linea con gli obiettivi di lungo termine dell’Accordo di Parigi , che vanno confermati come irreversibili: sono questi i temi chiave che hanno guidato l’elaborazione di questa proposta di nuova strategia energetica nazionale. Si tratta di un percorso che parte da lontano: già nel 1990, l’Unione Europea, nel documento “Una politica energetica per l’Unione Europea” indicava questi tre obiettivi e lungo queste direttrici ha continuato a sviluppare nel tempo la propria azione, fino al Clean Energy Package, presentato a novembre 2016 dalla Commissione Europea.

L’Italia, relativamente povera di materie prime energetiche convenzionali, ha storicamente manifestato una grande attenzione alle fonti rinnovabili, all’efficienza e al risparmio energetico come strumenti per ridurre la dipendenza e mitigare gli effetti ambientali e climatici del ciclo energetico. Pur a seguito di un percorso talvolta accidentato, nel complesso abbiamo oggi costruito un sistema energetico basato principalmente su gas e rinnovabili, con il petrolio ancora indispensabile essenzialmente per i trasporti: un assetto verso il quale solo adesso sembrano iniziare a tendere anche altri Paesi europei impegnati nella riduzione del ruolo del carbone e del nucleare, che favorirà la convergenza dei prezzi.

Oggi, tuttavia, siamo a un’ulteriore svolta: i progressi tecnologici compiuti sulle fonti rinnovabili, sui mezzi di trasporto, sui sistemi di accumulo, sull’efficienza energetica, sulle tecnologia della comunicazione offrono una rinnovata possibilità di risolvere il conflitto tra prezzi concorrenziali dell’energia e sostegno alla decarbonizzazione.

Per tale ragione questa strategia intende accettare pienamente questa sfida, confermando un ruolo di leadership dell’Italia e dando al Paese obiettivi al 2030 che in alcuni casi sono ancor più sfidanti di quelli europei.

Tali obiettivi si pongono in continuità con quelli fissati a livello globale nel dicembre del 2015 dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e declinati nel nostro Paese dalla Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile in corso di approvazione. La strategia energetica rappresenta, infatti, un tassello importante per l’attuazione della più ampia Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, contribuendo in particolare all’obiettivo della de-carbonizzazione dell’economia e della lotta ai cambiamenti climatici.

Siamo convinti che si tratta di un traguardo importante per definire una base più solida su cui costruire il percorso verso la totale decarbonizzazione del sistema energetico.

Sebbene, dunque, le analisi di scenario eseguite a supporto di questa proposta di strategia evidenziano che l’Italia rispetterebbe gli impegni europei al 2030 con una quota di rinnovabili del 24%, riteniamo che si possa e si debba andare oltre e abbiamo indicato per le rinnovabili un obiettivo minimo del 27%, che si tradurrà, per il settore elettrico, nella copertura di almeno la metà del consumo con fonti rinnovabili.

E, sempre nel settore elettrico, riteniamo anche possibile rafforzare l’impegno nazionale per la decarbonizzazione, definendo e avviando rapidamente gli interventi che consentiranno di azzerare l’utilizzo del carbone nel settore elettrico al massimo entro il 2030.

E’ bene dire chiaramente che se la sfida di avere tecnologie verdi con costi di generazione ormai prossimi a quelli delle fonti tradizionali è stata sostanzialmente vinta, gli obiettivi che stiamo proponendo mettono il settore elettrico alla prova di un vero e proprio cambio di paradigma: garantire sicurezza e flessibilità a un sistema nel quale la quota di rinnovabili potrà diventare preponderante, e che, al contempo, vedrà da un lato crescere le configurazioni di generazione distribuita ed elaborare nuovi assetti, come le comunità locali dell’energia, e dall’altro aumentare l’interconnessione coi sistemi europei e sovranazionali.

In questo quadro, il gas dovrà svolgere un ruolo essenziale per la transizione, nella generazione elettrica, nella fornitura di servizi al mercato elettrico e negli altri usi, tra cui il GNL nei trasporti pesanti e marittimi. Perdurando un contesto geopolitico complesso, per salvaguardare la sicurezza degli approvvigionamenti saranno quindi messi in campo interventi per diversificare le rotte di provenienza, ed eliminare il gap di costo con gli altri Paesi europei.

Dovrà proseguire il percorso di razionalizzazione del settore downstream petrolifero, andando verso le bioraffinerie e l’uso di biocarburanti sostenibili al posto di quelli derivanti dal petrolio, in particolare sviluppando le filiere nazionali del biometano e l’economia circolare.

Per perseguire il triplice obiettivo competività-decarbonizzazione-sicurezza intendiamo utilizzare ogni leva possibile. Essenziale sarà il ruolo dell’efficienza energetica, in grado di cogliere contemporaneamente i tre obiettivi e di contenere la spesa energetica di famiglie e imprese, così come andranno rivisti gli strumenti di funzionamento dei mercati energetici per aumentarne la competitività e renderli idonei a rispondere alle esigenze delle diverse categorie di consumatori, dalle famiglie in disagio sociale alle imprese energivore chiamate a competere sui mercati internazionali.

Trasversali a questi temi, si pongono quelli del rafforzamento dell’innovazione e di miglioramento della governance del settore: sul primo si tratta di focalizzare l’attenzione sui temi prioritari per la transizione energetica e di rendere più efficace la spesa; il secondo richiede una più incisiva presenza ai tavoli europei e un migliore governo dei processi interni.

Siamo convinti che gli obiettivi appena esposti siano largamente condivisi. Siamo altrettanto convinti che la complessità risieda negli strumenti attuativi e di policy da mettere in campo.

Per queste ragioni, riteniamo che la Strategia energetica nazionale non possa essere esclusivamente il risultato del lavoro dei due Ministeri che ne hanno guidato l’elaborazione, ma deve avere l’ambizione di coinvolgere, in piena trasparenza di processo, tutti gli organi istituzionali competenti, le imprese, gli esperti e i cittadini. In quest’ottica, già in fase preliminare sono state consultate le Regioni e svolte due audizioni parlamentari per condividere l’inquadramento della struttura e le tematiche di consultazione.

Molte delle misure proposte, se condivise al termine della consultazione, comporteranno un ruolo centrale delle Autorità di regolazione e controllo del settore energetico e della tutela della concorrenza, che nell’ambito delle prerogative di indipendenza assegnate loro dalla legge dovranno svolgere anche compiti di raccordo a livello sovranazionale.

Gli organismi pubblici operanti sull’energia (Enea, Rse, Gse, Gme, Au, Ispra) e le società concessionarie del servizio di trasporto di elettricità e gas (Terna e Snam) hanno fornito un importante contributo legato alle loro competenze e al ruolo ricoperto. Inoltre, sono stati organizzati workshop con esperti internazionali del settore energetico e ascoltate le maggiori associazioni di categoria. A tutti i soggetti a vario titolo coinvolti va il nostro ringraziamento per i contributi, gli spunti e anche le critiche fornite.

Con lo stesso spirito di dialogo sottoponiamo alla discussione pubblica le proposte elaborate dai nostri due Ministeri, con lo scopo di pervenire a un quadro il più possibile condiviso, che costituisca la base per il piano energia e clima che impegnerà il nostro Paese, al pari degli altri Paesi europei, a definire il contributo e le misure che intendiamo porre in campo per l’attuazione del Clean Energy package.

Carlo Calenda Gian Luca Galletti

Al via quindi la consultazione sulla Strategia energetica nazionale. Un mese per inviare commenti, segnalazioni e proposte che saranno valutate per la predisposizione del documento finale.

Riforma costituzionale ed età della pietra

Cari amici del sì,
il 18 agosto scorso ho avuto uno scambio d’opinioni con Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, per spiegare cosa non mi convincesse della riforma costituzionale che dovremo votare il 4 dicembre. Mi sono limitato alla questione del gasdotto TAP al quale si è interessato anche Report nella puntata del 21 novembre scorso.
Ho deciso di rendere pubblico lo scambio di email con Abruzzo e di integrarlo con la puntata del programma di Milena Gabanelli (chi ha fretta può iniziare direttamente dal minuto 35 e 30 secondi) della quale condivido le conclusioni: “Tutto quello che deve fare il Consiglio di Europa è pretendere dai paesi membri l’applicazione dei criteri minimi sui diritti umani. Sull’Azerbaigian… il Consiglio d’Europa non ha alzato un dito, come non lo ha alzato sulla Turchia, dove il presidente Erdogan, che può permettersi di ricattare l’Europa sui profughi siriani, nonostante gli aiuti ricevuti, dichiara “ho rifondato la democrazia”. Ora, l’organismo nato per presidiare e difendere i valori e i principi per i quali abbiamo versato lacrime e sangue, di fatto sta avallando, il loro di modello, anche con la nostra complicità, quella dei paesi fondatori perché abbiamo smesso di scegliere, di decidere, di sorvegliare. Se tutto questo non ci piace però, possiamo riprenderci la nostra sovranità. Basta volerlo”.

La puntata di Report: Report Caviar democracy

La mia mail del 18 agosto 2016

Caro Franco, 
ti confesso che ero molto incerto circa il voto al prossimo referendum. Snellire le procedure, eliminare un po’ di burocrazia, abbassare il numero dei parlamentari sono da sempre obiettivi che condivido, ma qualcosa non mi ha mai convinto in questa proposta. Mi ripromettevo di approfondire al rientro dalle vacanze, poi ho letto questo post pubblicato sul tuo sito e credo di non averne più bisogno: “Oggi la Regione Puglia blocca assurdamente la costruzione del gasdotto Tap. La contesa? Lo spostamento di 123 ulivi. Il progetto Tap è di interesse italiano e comunitario: dal 2020 porterà 10 mld di metri cubi di gas dal cuore dall’Asia. Con la riforma, l’economia guadagnerà finalmente velocità”.
Ora, credo che una corretta informazione debba far notare ai cittadini che non sarà l’economia a guadagnarci, ma un esiguo gruppo di soliti noti, che il gas, con carbone e petrolio, è il maggiore responsabile dei cambiamenti climatici che già ci stanno costando enormemente in termini economici, ambientali e di vite umane. Una corretta informazione dovrebbe far notare al professor Carlo Fusaro che gas e gasdotti rappresentano il passato, non un passo avanti, che l’economia del futuro passa obbligatoriamente attraverso altre scelte e se vogliamo giocare un ruolo da protagonisti non possiamo permetterci di restare “schiavi” di Paesi ricchi di materie prime di cui non abbiamo bisogno. Un amico mi faceva notare che l’età della pietra non è finita per mancanza di pietre… L’era del petrolio e del gas sta volgendo al termine perché esistono tecnologie più efficienti, moderne, democratiche e meno inquinanti. In conclusione non sono disposto a spostare neppure un ulivo per agevolare gli interessi di chi vorrebbe farci restare in un “medioevo energetico” e questa potrebbe già essere una ragione sufficiente per votare NO a una proposta sbandierata in difesa degli interessi popolari, che, appena approfondisci, scopri tutela le solite caste.

P.S. Un’ultima cosa: il passaggio sui Tap è una tua considerazione personale o del professor Fusaro?

Le risposte di Franco Abruzzo

È mia, ma si lega alla nuova norma sulla supremazia statale cancellata dalla riforma del 2001.
Caro Andrea, il mondo camminerà con il gas almeno per i prossimi 50 anni e, poi, la riforma perfetta non esiste.
Teniamoci gli ulivi e mandiamo l’Italia allo sbaraglio politico ed economico. Ciao

Domani

Mélanie Laurent14 ottobre 2016 – Mercoledì andrò al cinema con le mie figlie in un orario insolito, all’ora di pranzo. In ritardo di due settimane, perché Domani, il docu-film in programmazione al cinema Apollo di Milano, è uscito in Italia il 6 ottobre. Le aspettative sono molte e sono curioso di osservare le reazioni di Eleonora e Carlotta. Per invogliarle a seguirmi ho evidenziato che la protagonista e regista, Mélanie Laurent, è l’interprete di Shosanna del mitico Bastardi senza gloria e la violinista del meraviglioso Il concerto, entrambi del 2009, che abbiamo amato tutti e tre.
Non mi piace pubblicizzare qualcosa che non conosco e non ho mai recensito qualcosa che non abbia visto, ascoltato, toccato o vissuto, ma questa volta voglio fare un’eccezione. Da qualche anno tento di occuparmi di ambiente ed energia e in uno degli ultimi post ho sostenuto che la comunicazione ambientale dovrebbe essere più sexy. Il progetto di Mélanie Laurent e Cyril Dion nasce proprio da qui. Il presupposto di fondo è che annunciare catastrofi, ammucchiare i disastri ecologici ed economici non è sufficiente per coinvolgere la gente e invogliarla a porsi domande e trovare risposte. Abbiamo bisogno di immaginare il futuro e sognarlo, prima di implementarlo. Per raggiungere l’obiettivo, secondo gli autori, non esiste nulla di più potente del cinema.
Sono convinto sia una buona strada e lo dimostra anche il risultato straordinario che è stato raggiunto ancor prima dell’uscita nelle sale. Domani ci ricorda che il nostro futuro comincia adesso e ha raccolto oltre 400 mila euro in due mesi attraverso una campagna di crowdfunding lanciata per co-finanziare il film.
Un’attenzione che dimostra come anche argomenti ostici quali ecologia, crisi climatiche, finanziarie e democratiche possano suscitare un appeal inaspettato. Almeno così hanno pensato gli oltre diecimila francesi (10.266 persone, per essere esatti) che hanno raccolto l’appello e aperto il portafogli. “Siamo molto toccati, stupiti e notevolmente rafforzati da tutta questa energia positiva – hanno scritto nei ringraziamenti gli autori. – Il 27 maggio 2015 abbiamo lanciato questa campagna perché avevamo bisogno di 200 mila euro per iniziare le riprese. Tre giorni dopo, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”.
Il budget inizialmente previsto era di circa 950.000 € per viaggiare con un gruppo di sei persone attraverso Francia, Isola della Reunion, Danimarca, Finlandia, India, Gran Bretagna, Stati Uniti, Svizzera, Svezia e Islanda e mostrare le buone pratiche già sperimentate sul pianeta.
“Vogliamo mostrare come centinaia di persone in tutto il Mondo siano impegnate a cambiare la società. Decine di soluzioni di successo potrebbero essere riprodotte. Speriamo che possa ispirare centinaia di migliaia di altre persone ad agire e diffondere un messaggio positivo: è possibile creare un mondo in cui gli esseri umani e la natura vivono in armonia, a partire da oggi”.
Le aspettative sono alte, ma io ci credo.

Qui il video appello in francese sottotitolato in inglese pubblicato sulla piattaforma kisskissbankbank

Interview of Mélanie Laurent and Cyril Dion from Cyril Dion on Vimeo.

Corrispondenza dal Forum Sociale di Montreal

Nella quasi totale indifferenza dei media italiani si è concluso a Ferragosto il primo Forum Sociale Mondiale ospitato da un paese del Nord del Mondo. L’appuntamento di Montreal ha segnato un punto di svolta significativo anche per le tematiche energetiche lanciando un nuovo grido di battaglia: È ora di essere audaci. È ora di fare un balzo!
Questi i temi principali trattati dai delegati riunuti in Canada:
• Alternative economiche, sociali e di solidarietà per affrontare la crisi del capitalismo
• Democratizzazione della conoscenza e diritti della comunicazione
• Cultura della pace e lotta per la giustizia e la smilitarizzazione
• Decolonizzazione e autodeterminazione
• Difendere i diritti della natura e della giustizia ambientale
• Lotte globali e solidarietà internazionale
• Diritti umani e sociali, la dignità e la lotta contro la disuguaglianza
• Lotte contro il razzismo, la xenofobia, il patriarcato e il fondamentalismo
• Lotta contro la dittatura della finanza e la condivisione delle risorse
• Migrazione e cittadinanza senza frontiere
• Democrazia, movimenti sociali e cittadini
• Mondo del lavoro contro il neoliberismo
• Espressioni culturali, artistiche e filosofiche per un altro mondo possibile

Soprattutto dai rappresentanti canadesi sono arrivate proposte condivisibili e facilmente adattabili a qualsiasi contesto: “Non ci sono più scuse per costruire nuove infrastrutture che ci obbligano ad aumentare l’estrazione di gas e petrolio nei decenni a venire. La nuova ferrea legge di sviluppo dell’energia deve essere: se non lo vorresti nel tuo cortile, allora non dev’essere nel cortile di nessuno. Questo vale anche per gli oleodotti e i gasdotti.
È giunto il tempo della democrazia energetica: crediamo non solo nel cambiamento delle nostre fonti di energia, ma anche, ovunque sia possibile, che le comunità controllino collettivamente questi nuovi sistemi energetici”.

Mario Agostinelli, presidente Energia Felice, chimico-fisico, ricercatore dell'ENEA e opinionista per Il Fatto Quotidiano

Mario Agostinelli, presidente Energia Felice, chimico-fisico, ricercatore dell’ENEA e opinionista per Il Fatto Quotidiano

In considerazione della scarsa visibilità concessa dai mezzi di comunicazione italiani, più interessati alle sconcertanti polemiche sul burkini, ripropongo qui le preziose corrispondenze di Mario Agostinelli, presidente di Energia Felice, che ha seguito tutti i lavori del Forum.

Passaggio di testimone
Ecologia sociale e lotta alla povertà
Con Naomi Klein contro lo shale gas
È ora di essere audaci. È ora di fare un balzo!